Wednesday, 12 May 2010

Una piccola connessione.

'Pronto? Ci sei? Sei connesso?' - gridava un comico italiano qualche anno fa. Al giorno d'oggi, sono tutti 'connessi', tanto che se qualcuno, si scopre, non lo è, subito lo si reputa strano, fuori dal mondo, diverso, stupido. Mentre il popolo dei 'disconnessi' si sta drammaticamente riducendo, il mondo contemporaneo va progressivamente rafforzando nuove connessioni. Proprio così: la tecnologia ha fatto passi da gigante, i frammenti di informazione sono talmente connessi tra di loro che riescono a viaggiare in tutte le parti del globo, a trasmettersi in tempo brevissimo, il tempo di un CLICK. Siamo così abituati al potere delle connessioni che non ci domandiamo piu' neppure:

Connessi 'a cosa'?

Le connessioni sono diventate parte del nostro ambiente vitale, i nostri habitat non sarebbero più naturali senza l'artificialità delle connessioni piu' avanzate. Il nostro è un mondo olisticamente connesso: tutto è connesso a tutto il resto. Come in questo momento, per esempio: il mio portatile  è connesso a internet e, tramite esso, lo sono anch'io; e tramite i loro computer lo sono anche moltissime persone, milioni e milioni di persone. Tutto adesso, tutto qui e ora, anche se poi qui non si sa bene cosa sia, visto che le connessioni di oggi sono sempre qui ma anche altrove. Non ha quindi neanche senso domandarsi a cosa si e' connessi: si e' connessi e basta.
Ci sono molti tipi di connessioni: quelle lente, quelle veloci, quelle ultraveloci, quelle che puoi pagare in tante comode rate restando comodamente seduto sul divano di casa tua. E se paghi un po' di piu' puoi anche comprarti l'onnipotenza, mangiare dal frutto proibito dell'albero della conoscenza, bere dal Sacro Graal dell'informazione, ottenere... la CONNESSIONE ILLIMITATA. Oooooh, la connessione illimitata, quale fulgido, glorioso angelo del Paradiso delle connessioni. Che senso ha, quindi, chiedersi a cosa si è connessi? L'importante è essere connessi, e basta. Non più, si badi bene, 'connettersi'. No, no, no, quella e' roba preistorica. Non più connettersi, dunque, ma 'essere connessi'. Cioe' non piu' fare qualcosa, ma diventare in un certo modo, trasformarsi, semplicemente essere. E se 'sei' connesso, sei connesso e basta. A cosa, non importa più.

Qualche tempo fa, però, mi ponevo un'altra domanda. Non mi chiedevo: 'Connesso a cosa?'; la mia domanda era giusto giusto un po' diversa. La mia domanda era:

Connesso... 'cosa'?

Se da un lato non ha piu' senso chiedersi a cosa si è connessi, forse sarebbe il momento di chiedersi cosa e' connesso a cos'altro. O chi e' connesso a chi altri. Qualche tempo fa, io non ero connesso. Proprio cosi': ero un esemplare del popolo dei non-connessi, cioe' dei disconnessi. Non era la fine del mondo, per carita', pero' tutto era... strano. L'informazione esterna faticava a entrare dentro, se non attraverso qualche raro eco lontano, che si disperdeva e si estingueva in un tempo breve, lasciando poche tracce inutili. L'informazione interna, poi, non riusciva a uscire mai. Pensare che di informazione ce ne era, eccome: idee, parole, progetti, ambizioni, sentimenti. Ma niente, restavano dentro, diventavano sciami di mosche impazzite che sbattevano la testa su spesse lastre di vetro opache, diventavano vortici, mulinelli, giostre velocissime e colorate. Ma erano giostre tristi, senza bambini.

Se penso a com'ero in quel periodo... bhe', devo ammettere che ero decisamente noioso. Sempre imbronciato, sempre silenzioso, sempre con una faccia da sfinge pronta a pronunciare enigmi talmente cervellotici che la gente attorno non provava neanche a risolvere. Ero, soprattutto, annoiato: annoiato dalla citta', con le sue strade, le luci, le vetrine; annoiato dai parenti, dagli amici, persino dai nemici; annoiato dalle mie giornate cosi' cupe, dove i colori e i sapori non esistevano più; annoiato dalle risate degli altri, dalle parole degli altri che, dopo un po', smettevano di essere rivolte a me e si rivolgevano quindi a altri ancora,;annoiato dal sesso, dalla castita', dalla cultura e dall'ignoranza, da tutto quello che mi circondava ma non mi toccava, da tutto quello che a cui gli altri si connettono nel tempo di un CLICK. Quindi forse, in parole povere, non mi domandavo neanche cosa fosse connesso a cosa. Mi domandavo, piu' semplicemente, a cosa avrei dovuto connettermi io per sentirmi... bho', forse per sentirmi connesso anch'io...

Allora, decisi di fare un passo indietro. Cominciai a pensare a forme di connessione piu' antiche, di certo meno sofisticate e tecnologicamente avanzate di quelle di oggi, pero' importantissime. Sono connessioni primordiali, essenziali, che caratterizzano noi tutti in quanto creature dotate di qualcosa di speciale, misterioso, quasi magico: il pensiero!
Il pensiero e' fatto di pensieri. I pensieri possono sbocciare come stelle alpine solitarie, eruzioni occasionali, tanto incandescenti quanto devastanti, o come lupi selvaggi che vagano fuori dal branco (e per giunta di notte, il piu' delle volte). Molto spesso, pero', i pensieri, anche i piu' solitari, nascosti, proibiti o inespressi, si connettono fra di loro. Lo fanno con una naturalezza e spontaneita' che, se non c'e' non hanno nemmeno bisogno dell'abbonamento mensile, visto che tutto e' naturalmente e umanamente gratis, veramente ci sarebbe da chiedersi come mai molta gente abbia rinunciato a utilizzare al meglio le connessioni delle proprie idee...

Il pensiero e' fatto di pensieri e i pensieri sono espressi, a volte, con le parole. Anche le parole si connettono facilmente. Ricordo, anni e anni fa, le lezioni di Logica. L'aula era sempre piena, per quanto possa essere piena un'aula di Filosofia, tutti attenti alle precise definizioni del professore, tracciate con gessetto bianco sulla lavagna nera, spiegate, rese esplicite, disambiguate con la tipica chiarezza dei filosofi. (Dei filosofi veri, perlomeno). In una delle prime lezioni, il professore di logica spiego' i connettivi logici, che altro non sono che connessioni, cioe' gli operatori attraverso i quali le proposizioni - e quindi, a volte, anche le idee - si connettono fra di loro. C'erano le disgiunzioni, quella inclusiva e quella inclusiva; l'implicazione; la doppia implicazione, o coimplicazione; la negazione... I simboli tracciati sulla lavagna simboleggiavano il modo in cui i pensieri si connettono, formando argomenti, ragionamenti, sillogismi precisi, a volte inimagginabili paradossi. Il primo simbolo, una specie di 'V' rovesciata, rappresentava la congiunzione logica. Cioe' l'unione. Cioe', la piu' potente delle connessioni. Cioe', grammaticalmente parlando, la 'E'. Si' si', proprio cosi': nulla di trascendentale! Giusto la E come 'Guerra e Pace' oppure 'Gianni e Pinotto'. La base di ogni connessione, anche quella delle idee.

Una sera, il fascino solenne della 'E' mi colpi' in tutta la sua violenza. Una violenza che, come una scossa, mi riporto' alla vita. Ero ancora non-connesso, quella sera. All'interno di un ufficio immobiliare, nel cuore di Soho, il celebre quartiere piu' vizioso di Londra, mi ritrovai a parlare di me con un tizio inglese alquanto saputello. Lui mi chiese: 'Cosa vuoi fare nella vita?' Io non riuscivo a rispondere: sentivo una strana angoscia nella pancia, le orecchie che fischiavano, il respiro sempre piu' corto. Fuori pioveva.
Diedi una risposta, e lui non mi credette. Risposi di nuovo, ma lui non era ancora convinto. Chissa' perche', avevo voglia di piangere. Mai come in quella sera mi sono sentito piu' vulnerabile, fragile, impotente come una gocciolina di pioggia che non sa come arrestare la sua caduta vertiginosa.
'Io voglio essere...' risposi, trattenendo le lacrime. Lui mi guardo', aspettando il resto.
'E voglio anche essere...' Il mio interlocutore, stranamente, sorrise.

Quella sera, sentii la liberta' su di me. La libertà di poter connettere le mie scelte. Vedete, l'importante non è che cosa ho detto quella volta, in quell'ufficio di Soho, mentre fuori pioveva. L'importante e' aver fatto la connessione, aver preso due pensieri e averli uniti con una semplice e strabiliante 'E'. La 'E' la scrivo maiuscola di proposito: perche' connettere le idee le rende grandi. Io voglio essere a E b, io voglio essere Guerra E Pace, io voglio essere persino Pinco E Pallino.

Da quella volta, sono uscito fuori, allo scoperto. Da quella volta volta non faccio più parte del popolo dei disconnessi, o non-connessi come che sia. Pronunciare i miei pensieri a voce alta è stato il primo passo verso la loro materializzazione. Anche la loro connessione ha cominciato a materializzarsi da quella sera a Londra con temporale.

Adesso sono anche io connesso: perche' sono connesso più intimamente ai miei pensieri e i miei pensieri sono connessi fra di loro. E ho scoperto, accettato, proclamato, che per quanto la società mi imponga le sue restrizioni, le sue regole, le sue selezioni, io non sono nato per fare solo una cosa. Io non sono nato essere uno specialista. Io dalla vita voglio questo E quello E quell'altro. Cioè, io voglio tutto. E se lo penso, e se lo dico, vuol dire che sono già sulla buona strada...

No comments:

Post a Comment